RECENSIONI

Novecento e Il gabbiano di Jonathan Livingston

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Titolo: Novecento                                                                       Titolo: Il gabbiano Jonathan Livingston

Autore: Alessandro Barrico                                                       Autore: Richard Bach

Genere: Testo teatrale/monologo                                           Genere: Romanzo breve

Data di pubblicazione: Ottobre 1994                                      Data di pubblicazione: Anno 1997

Tipo di rilegatura: Brossura                                                      Tipo di rilegatura: Brossura 

Prezzo di copertina: € 6,50                                                        Prezzo di copertina: € 7,50

Casa editrice: La Feltrinelli                                                        Casa editrice: Bur Rizzoli

Oggi vi parlo di due libri: Novecento di Alessandro Baricco eIl gabbiano  Jonathan Livingston di Richard Bach.

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Nel primo troviamo un monologo: ci troviamo sulla Virginian; un piroscafo che fa la spola tra Europa e
America durante le guerre nella prima metà dell’ottocento. Ospita ricchi, emigrati, persone comuni, ma una
persona speciale si distingue fra tutti. È Danny Boodman T. D. Lemon, Novecento, nato su questa
imbarcazione e trovato da un marinaio che se ne prende cura.

Nome davvero curioso, con un retroscena
molto delicato e di forte sensibilità.

Cominciano così le avventure di Novecento, del suo caro amico trombettista Tim Tooney e di tutti i
viaggiatori che prendono parte su quella nave e che odono, per la prima volta, quella musica clamorosa. Sì,
perché Novecento è un pianista esemplare, da superare addirittura l’inventore del Jazz, Jelly Roll Morton.
T. D. Lemon è un musicista di quelli che lasciano strascico nella memoria, trasportando da generazione in
generazione i suoi racconti.

“… era davvero musica quella… mai sentita…”
“Suoniamo quattro volte al giorno, prima per i ricchi della classe di lusso, e poi per quelli di seconda e, ogni
tanto, si andava dai quei poveracci degli emigrati e si suonava per loro, ma senza divisa… “

Parliamo di un monologo, quindi, la scrittura è diretta e può risultare veloce ma di facile lettura. Sembra di
essere accerchiati dal tramonto davanti al crepitio di un fuoco ad ascoltare chi sta raccontando la storia. In
questo caso chi narra è proprio Tim Tooney, con un incipit sviluppato sul flashback, proseguendo
successivamente con un tempo cronologico, e racconta la vita del suo caro amico Lemon.
Un racconto suggestivo e ricco di significati. In primis possiamo trovare già l’identificazione delle classi
sociali e di come gli emigrati vivono nella miseria. Questo è un messaggio tangibile, a differenza delle altre
espressioni che può trasmettere, tant’è che è estremamente difficile dare un parere. Non c’è oggettività in
quello che si legge. Chi sfoglierà queste pagine vivrà una propria avventura.

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Trovarsi davanti a una nuova strada per scelta e trovare coraggio di prendere, presumibilmente, la
decisione giusta non è sempre facile. Certe sfaccettature fanno parte della vita quotidiana e, infatti, mi
collego a Jonathan Livingston di Richard Bach, dove invece troviamo un temperamento differente dal
precedente.
Un gabbiano diverso da tutti gli altri sui simili, sempre solitario e lontano dal suo gruppo per apprendere le
tecniche di volo che non siano finalizzate al solo scopo di assicurarsi del cibo. Brama d’intraprendere quei
cieli con tenacia e agilità sfruttando a pieno il suo volere, quello di volteggiare libero tra le nuvole. Lotta con
ogni controversia quotidiana per arrivare al suo obiettivo.

“La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che nozioni elementari:
gli basta arrivare dalla costa a dov’è il cibo e poi tornare a casa.”

Questi volatili li troviamo spesso sui litorali nelle ore del tramonto goffi e famelici,
ghermiscono veementi per un tozzo di pane. Lui, però, non fa parte di quella massa, lui è Jonathan e ci
conduce nelle sue peripezie e nella sua grande forza di volontà, dimenticando chi è, da dove viene ed
esiliato dai suoi simili.

Ho voluto unire questi due capolavori perché molto diversi tra loro e con concetti estremamente svariati
ma con un legame comune: la libertà.
Siamo tutti diversi ed è proprio questo che ci caratterizza. Mete che, per alcuni, possono risultare inaccessibili, non provano nemmeno a sfidarle seguendo la propria indole. Per altri, invece, sono sinonimo
di forza per emergere e affrontare certe circostanze. E questa appunto si chiama libertà. Non crediamo a tutto ciò che abbiamo davanti, seguiamo i nostri istinti e accettiamo ciò che siamo. La personalità di ognuno
di noi è preziosa, ed è per questo che dobbiamo imparare ad accettare chi ci sta intorno. Vogliamo essere
diversi dalle congiunture che ci impongono i media? Oppure vogliamo seguire il sistema? Non importa,
siamo semplicemente noi stessi e apprezziamo chi discorda da noi, e impariamo anche dagli altri cos’è  la
diversità, solo così potremmo apprendere anche la vera uguaglianza.    

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