Marcella Bencini

I libri sono come il cibo.

Non esiste bello o brutto. 

Vive, piace e non piace.

Quanti di voi si saranno introdotti nei siti a leggere recensioni sui libri prettamente soggettive, convincendo ad acquistarli o rinunciando, oppure rimanendo delusi di ciò che avete letto? 

Rievoco un episodio di una mia amica la quale mi consigliò una lettura che a lei era risultata splendida, interessante, e coinvolgente. Vedrai, mi diceva, te ne innamorerai. 

Forse pecco di modestia, ma non mi è piaciuto. L’ho trovato scorrevole, senza grandi pretese, mai tediante, ma non spiccava. Le ultime pagine erano davvero banali e scontate. Probabilmente, avendo visto molti film affini, il libro non mi ha davvero conquistata, come invece è capitato alla mia affezionata. 

I libri ci devono far sognare. Ci rendono viaggiatori. Ci trasportano da un posto all’altro, da un’era all’altra. 

I libri ci aiutano. Ci salvano. Ci proteggono e custodiscono le nostri emozioni. Ci liberano.

Potessi tornare indietro, esattamente all’età dei miei figli, avrei voluto che i miei genitori mi avessero trasmesso il piacere della lettura. Infatti ho cominciato a leggere molto tardi, se non ovviamente per studiare. 

Recentemente però, mio padre, in un modo o nell’altro, anche se distante, ha voluto indicarmi la strada. Forse per una presa di posizione, che fino a prima non ha mai avuto.

Un po’ di tempo fa mi sono introdotta nella mia casa d’infanzia; a parte alcune foto, cianfrusaglie sparse qua e là, di libri, se non l’enciclopedia Treccani, nemmeno traccia. Davvero un peccato, ho pensato. Non di trovarne nemmeno l’ombra, ma di non avermene mai comprato uno. In quel momento ho rimuginato: quando non ci sarò più, e i miei figli si troveranno nella mia attuale posizione, potranno dire che almeno la lettura gliel’ho senz’altro trasmessa. Poi, il resto, meglio non saperlo, va!

Così un giorno, come di consuetudine, andai a prendere la posta. Mi venne in mano tanta robaccia (tra l’altro l’indomani ci sarebbe stato il ritiro della carta) quindi, quale miglior occasione per buttare il superfluo. Smistando le varie missive, mi venne in mano un mensile locale; indecisa cosa fare, se tenerlo o meno e dopo vari indugi, lo riposi assieme ai documenti impilati.

Non ricordo quando l’ho preso in mano una seconda volta, cominciai a sfogliarlo, e lessi qualche articolo sul territorio. Verso le ultime pagine, sessione spettacoli & cultura, mi balzò all’occhio un trafiletto, il quale riportava tre date d’incontri serali, per la presentazione di autori emergenti, presso una biblioteca di una zona limitrofa. 

Non esitai un istante. Presi in mano la mia agenda e la occupai nei giorni delle varie serate. Facendomi forza, visto la mia timidezza, ho partecipato con molto entusiasmo.

A oggi, posso solo dire grazie. Grazie a coloro per avermi dimostrato fiducia, e grazie a voi, che mi guidate sempre da lassù!

Io sono Marcella, e questa è la mia storia.

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