1821 - 1844

Fëdor Dostoevskij - Le notti bianche (Garzanti)

Pag. 10-11-12-13-14-15 (Trad. Luigi Vittorio Nadai)

"«Ecco, vedete, perché mi avete respinto poco fa? Se ci fossi stato io non sarebbe successo nulla...» «Ma io non vi conoscevo: pensavo che anche voi...» «Ma ora forse mi conoscete?» «Un pochino. Ecco, per esempio, perché tremate?» «Oh, voi avete indovinato fin dal primo sguardo!» risposi estasiato per il fatto che la mia fanciulla era intelligente: questo non nuoce mai alla bellezza. «Sì, avete indovinato fin dal primo sguardo con chi avete a che fare. Proprio così, io sono timido con le donne e sono agitato, non lo nego, non meno di quanto lo foste voi un momento fa quando quel signore vi ha spaventata... Ora provo una sorta di paura. Mi sembra un sogno, mentre io neppure in sogno mi sono mai immaginato che un giorno avrei parlato con una donna.» «Come? Pos-si-bi-le?» «Sì, se il mio braccio trema è perché mai finora è stato stretto da un braccio così grazioso e sottile come il vostro. Sono completamente disabituato alle donne anzi non sono mai stato abiuato a esse; vivo solo, infatti... Non so neppure come si faccia a parlare con esse. Ecco, anche adesso non so se per caso non ho detto qualche sciocchezza. Ditemelo francamente; ve lo premetto: non sono permaloso...» «No, per nulla, per nulla; al contrario. E se volete che sia sincera, vi dirò che alle donne piace questa timidezza; se poi volete sapere ancora di più, vi dirò che essa piace anche a me e che non vi caccerò finché non saremo giunti fino a casa mia.» «Voi farete sì che cesserò subito di esser timido», cominciai a dire mentre l'estasi mi soffocava, «e allora, addio tutte le mie risorse!...» «Risorse? Quali risorse, a che scopo? Ecco, questo è di cattivo gusto.» «Perdonatemi, non lo farò più, mi è sfuggito; ma come volete che in un momento come questo non vi sia in me il desiderio...» «Di piacermi, forse?» «Ebbene, sì; ma siate, per l'amor di Dio, siate buona. Giudicate un po' chi sono io! Ecco che ho già ventisei anni e non mi sono mai incontrato con nessuno. Come posso mai parlar bene, con disinvoltura e a proposito? Sarà più conveniente anche per voi se tutto si svolgerà con franchezza e apertamente... Io non sono capace di tacere quando in me parla il cuore. Ma fa lo stesso... Ci crederete? Mai con una sola donna, mai, mai! Neppure una conoscenza! E ogni giorno non faccio che sognare che finalmente un giorno incontreò qualcuno. Ah, se sapeste quante volte sono stato innamorato in questo modo!...» «Ma come, dunque? Di chi?...» «Di nessuno, di un ideale, di colei che ci appare in sogno. Nei miei sogni costruisco intere storie d'amore. Oh, voi non mi conoscete! Certo, non se ne può fare a meno, ho incontrato due o tre donne, ma che razza di donne erano mai qudle? Erano tutte certe massaie, che... Ma vi farò ridere se racconterò che diverse volte ho pensato di mettermi a parlare così, semplicemente, con qualche aristocratica per la strada, di mettermi a parlare, si capisce timidante, rispettosamente, appassionatamente: di dirle che muoio di solitudine, che non mi scacciasse, che non ho modo di far conoscenza con alcuna donna; di farle capire che rientra persino tra i doveri di una donna di non respingere la timida preghiera di una persona infelice quale sono io. Che, infine, tutto quello che chiedo è soltanto che mi dica due parole qualsiasi, fraterne, affettuose, che non mi scacci subito, che mi creda sulla parola, che ascolti quel che ho da dire, che rida di me, se le fa piacere, che mi rincuori, che mi dica due parole, soltanto due parole, e poi possiamo anche non incontrarci mai più!... Ma voi ridete... Del resto è proprio per questo che parlo...» «Non ve ne abbiate a male; rido perché siete il nemico di voi stesso e se aveste tentato, forse ci sareste riuscito, anche se la cosa si fosse svolta per la strada; con quanto maggiore semplicità, tanto meglio... Non c'è una sola donna buona, purché non fosse stupida o non fosse in quel momento particolarmente irritata per qualche ragione, che avrebbe pensato di scacciarvi senza dirvi quelle due parole da voi implorate con tanta timidezza... Del resto, che cosa dico! Naturalmente vi avrebbe preso per un pazzo. Stavo giudicando in base a come sono fatta io. Io so molte cose, su come vive la gente in questo mondo!» «Oh, vi ringrazio», gridai, «voi non sapete che cosa avete fatto per me ora!» «Va bene, va bene! Ma ditemi, da che cosa avete capito che ero una donna con la quale... be', che voi ritenevate degna... di attenzione e di amicizia... insomma che non ero "una massaia", per usare la vostra espressione. Perche vi siete deciso ad avvicinarvi a me?» «Perché? Perché? Ma voi eravate sola e quel signore era troppo ardito, ora è notte: converrete con me che era mio dovere...» «No, no ancora prima, laggiù, dall'altra parte della strada. Infatti voi volevate avvicinarvi a me, non è vero?» «Laggiù, dall'altra parte della strada? Davvero non so come rispondervi; temo... Sapete, oggi ero felice; camminavo e cantavo; sono stato fuori città; non avevo mai vissuto dei momenti cosi felici. Voi... Forse mi è sembrato... Insomma, scusatemi se ve lo rammento: mi è sembrato che voi piangeste e io... io non potevo sentirlo... mi si stringeva il cuore... Oh, Dio mio! Ma certo, non potevo forse provar pena per voi? Era forse peccato provare una fraterna compassione nei vostri confronti? Scusatemi, ho detto compassione... Insomma, possibile che abbia potuto offendervi se involontariamente ho pensato di avvicinarmi a voi?...» «Smettete, basta, non parlate più...» disse la fanciulla abbassando gli occhi e stringendomi il braccio. «È colpa mia che ho parlato di questo argomento; tuttavia sono felice di non essermi sbagliata sul vostro conto... ma eccomi arrivata a casa; debbo svoltare da questa parte, nel vicolo; da qui sono due passi... Addio, vi ringrazio...» «E così, è possibile, dunque, che non ci vediamo più?... Possibile che tutto finisca cosi?» «Vedete», disse ridendo la fanciulla, «dapprima volevate soltanto due parole, e ora... Del resto io non vi dirò nulla... Può darsi che ci incontriamo di nuovo...» «Tornerò qui domani», dissi io. «Oh, scusatemi, io già vi sto chiedendo...» «Sì, voi siete impaziente... Voi quasi esigete...» «Sentite, sentite!» la interruppi io. «Perdonatemi se vi dirò di nuovo qualcosa... Ma ecco di che si tratta: io non posso fare a meno di tornare qui domani. Io sono un sognatore; è così poca la mia vita reale e vivo così di rado momenti come questo di adesso, che non posso fare a meno di riviverli nei miei sogni. Io sognerò di voi tutta la notte, tutta la settimana, per un anno intero. Ritornerò immancabilmente qui domani, esattamente qui, in questo stesso punto, esattamente a quest'ora, e sarò felice ricordando quanto è avvenuto oggi. Questo luogo mi è già caro. Ho già due o tre posti come questo a Pietroburgo. Una volta mi sono persino messo a piangere a causa di un ricordo, come voi... Chissà, forse anche voi, dieci minuti fa, piangevate a causa di un ricordo... Ma perdonatemi, ci sono ricaduto un'altra volta; forse anche voi siete stata particolarmente felice qui...» «Va bene», disse la fanciulla, «forse tornerò anch'io qui domani, alle dieci. Vedo che non posso ormai impedirvi... Ecco di che cosa si tratta, io debbo trovarmi qui; non crediate che vi abbia dato appuntamento; vi avverto che io debbo trovarmi qui per motivi miei. Ma ecco... be', ve lo dirò francamente: non cambierà nulla anche se voi verrete; in primo luogo vi potranno essere ancora delle seccature, come oggi, ma lasciamo perdere questo... Insomma desidererei soltanto vedervi... per dirvi due parole. Soltanto, vedete, non mi giudicherete male ora? Non penserete che do appuntamenti con troppa facilità?... Non ve l'avrei dato, se... Ma che questo resti un mio segreto! Facciamo soltanto prima un patto...» «Un patto? Parlate, dite, ditemi tutto prima; sono d'accordo su qualunque cosa, sono disposto a tutto», gridai colmo di entusiasmo, «rispondo di me stesso: sarò obbediente, rispettoso... Voi mi conoscete...» «Proprio perché vi conosco vi invito per domani», disse ridendo la fanciulla. «Vi conosco a perfezione. Ma badate, venite solo a una condizione; in primo luogo (solo, siate buono, esaudite la mia preghiera; vedete, vi parlo con sincerità) non innamoratevi di me... Questo è impossibile, ve lo assicuro. Per un'amicizia sono disponibile, eccovi la mia mano... Ma innamorarsi no, ve ne prego!» «Ve Io giuro», gridai afferrandole la manina... «Basta, non giurate, so bene che siete pronto ad accendervi come la polvere pirica. Non giudicatemi male se vi parlo così. Se sapeste... Anch'io non ho nessuno con cui scambiare una parola, a cui chiedere un consiglio. Non è per la strada, si intende, che si possono trovare dei consiglieri, voi siete un'eccezione. Io vi conosco come se fossimo amici da vent'anni... Non è vero che non mi tradirete?...» «Lo vedrete... solo non so come farò a sopravvivere queste venuquattr'ore.» «Fatevi un sonno profondo; buona notte e ricordate che io mi sono già messa nelle vostre mani. Ma voi l'avete detto così bene prima: si può forse render conto di ogni nostro sentimento, persino di un moto di solidarietà fraterna! Sapete, era così ben detto che subito mi è balenata l'idea di confidarmi con voi...» «Ma, in nome di Dio, a che proposito? Su che cosa?» «A domani. Lasciamo che questo rimanga per ora un segreto. Sarà meglio per voi, somiglierà, almeno alla lontana, a un romanzo. Forse domani ve lo dirò, oppure no... Prima voglio parlare ancora un po' con voi, dobbiamo conoscerci meglio...» «Oh, si. Domani vi racconterò tutto di me! Ma cosa è mai questo? È come se mi stesse accadendo un miracolo... Mio Dio, dove sono? Ma ditemi, siete forse scontenta di non osservi adirata, come avrebbe fatto un'altra, e di non avermi scacciato fin dal principio? In due minuti voi mi avete reso felice per sempre. Sì, felice. Chissà? Forse mi avete riconciliato con me stesso, avete risolto i miei dubbi... Forse mi capitano momenti come questo... Sì, domani vi racconteró tutto, voi saprete tutto...» «Va bene, accetto; sarete voi a cominciare...» «D'accordo» «Arrivederci!» «Arrivederci!» E ci separammo. Camminai per tutta la notte; non riuscivo a decidermi a far ritorno a casa. Ero talmente felice... a domani!"

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Gustave Flaubert - Madame Bovary

"Si fermarono. Charles taceva. «Avanti, mi dica! Come se non sapessi già tutto!» disse papa Rouault rìdendo piano. «Papà Rouault... papa Rouault...» balbettò Charles. «Io non domando di meglio» continuò l'agricoltore. «Per quanto sia convinto che la piccola è del mìo stesso parere, bisognerà chiederglielo. Lei se ne vada; io tornerò a casa. Se è un si, mi ascolti bene, non è il caso che lei ritorni, per non dar nell'occhio, e, d'altra parte, Emma sarà troppo agitata. Ma, per non lasciarla sulle spine, spalancherò l'imposta della finestra fin contro il muro: potrà vederla da qui dietro, sporgendosi oltre la siepe.» Detto questo, si allontanò. Charles legò il cavallo a un albero, corse a mettersi sul sentiero e attese. Passò mezz'ora, poi contò altri diciannove minuti con l'orologio alla mano. A un tratto senti un colpo contro il muro. L'imposta era stata spalancata, il saliscendi tremava ancora. L'indomani alle nove. Charies era già alla fattoria. Quando entrò Emma arrossì, sforzandosi di sorridere per darsi un contegno."

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 Charles Baudelaire

 

La bellezza

 

 "Sono bella, oh mortali...

Come un sogno di pietra, e tutti vi ho sfiancato sulla mia carne quieta

 Ma al poeta un amore ha ispirato

 Tacito, eterno come la materia...

 Ho il trono nell'azzurro

Sfinge oscura

Nel mio petto di cigno un cuore di neve dorme

Aborro il movimento che scompone le forme, ne mai a una lacrima ne a un sorriso mi umilio

 Vedendomi in atteggiamenti fieri

Ispirati a scultorei monumenti

I poeti si danno a studi austeri

 Per stregare così docili amanti ho...

Specchi dove il bello si discerne

Gli occhi

I miei occhi dalle luci eterne."

 

Il vampiro

 

"Tu, che come una coltellata nel mio cuore gemente sei entrata: tu, che forte come una torma di dèmoni, venisti, folle e adorna, a fare del mio spirito umiliato il tuo letto e il tuo dominio - infame a cui son legato come il forzato alla catena, come al gioco il giocatore incallito, come alla bottiglia l'ubriaco, come ai vermi la carogna - maledetta, sii tu maledetta! 

Ho pregato la rapida spada di conquistar la mia libertà, e ho detto al perfido veleno di soccorrere la mia viltà. 

Ahimè! il veleno e la spada m'hanno preso a sdegno e m'hanno detto: non sei degno d'essere sottratto alla tua schiavitù maledetta, imbecille! — Se anche dal suo imperio i nostri sforzi ti liberassero, i tuoi baci risusciterebbero il cadavere del tuo vampiro!"

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Friedrich Nietzsche - Poesie e Lettere (Rusconi libri)

Pag. 13 (trad. Angelo Treves)

 

Venezia

 

"Stavo sul ponte nella notte bruna 

E di lontano mi giungeva un canto: 

Stillavan gocce doro 

Sull'acqua che tremava. 

Gondole, luci, musica... 

Ebbre nuotavan nell'ombra le cose. 

Non vista la commossa anima mia 

Dentro di sé cantava come un'arpa 

Ed in segreto a quel suo canto univa 

Canti di gondolieri, 

Tremando d'una vasta 

Felicità confusa. 

 

V'era qualcuno che le desse ascolto?"