1770 - 1809

Friedrich Hölderlin - Poesie (Bur Rizzoli)

Pag. 73-75-77-79-81-83 (Trad. Luca Crescenzi)

Tubinga 1788-1793

"Uranio, la vergine splendente, 

tiene unito l'universo in tempestosa estasi con la sua cintura incantata. 

Ardinghello

 Lieto, come potessi rendere felici le creazioni, 

Audace, come gli spiriti mi rendessero ossequio, 

Si accosta, per guardare nel tuo santuario, 

O sublime, il mio amore a te; 

Già si infiamma il veggente ebbro di gioia 

Per i presagi della magnificenza,

Ah! e più prossimo al tuo grembo divino 

Irride tomba e tempo il vessillo del vincitore. 

In mille forme, come la volontà degli dèi, 

Spira verso il cantore l'entusiasmo, 

Inesauribile è la piena bellezza, 

Senza confini l'oceano della maestà. 

Ma sopra a tutto ti elessi già quando, 

Tremante ti vidi di lontano, 

Tremante ti giurai amore, 

Regina dell'universo, Urania! 

Ciò che la più orgogliosa brama degli spiriti 

Consegue negli abissi o sulle vette, 

L'ho ricevuto tutto intero in tè, 

Da quando presaga l'anima mia ti sente. 

Da te germogliano miriadi di vite, 

Come i raggi del tuo volto, e quando 

Volgi il tuo viso, allora tremano 

E svaniscono, e il mondo è nulla. 

In trono sulle antiche onde del caos, 

Maestosa sorridendo facesti cenno, 

E i selvaggi elementi si levarono 

Amanti, in risposta al tuo segno. 

Lieti nella beata ora delle nozze 

Esseri a esseri si avvinsero, 

Nei cicli, sopra il cerchio della terra, 

Vedesti, artefice, te stessa in quell'immagine. Versata è la coppa della vita, 

Ruscelli e soli prendono la via 

Ebbre d'amore si stringono giovani valli 

Ai colli ebbri d'amore: 

Belli e alteri come figli di dèi pendono 

I dirupi al seno della madre,

Avvinta dal braccio selvaggio del mare 

La terra freme di ignoto piacere. 

Calme e lievi spirano ora le brezze, 

Discende amante la primavera soave nella valle: 

Boschi germogliano da faglie di rupi, 

Erba e fiori genera il giovane raggio. 

Guarda, guarda, dal mare insorto 

Dai colli, dal grembo delle valli, 

Si svincolano le schiere innumerevoli 

Di creature barcollanti per la gioia. 

Dai boschi avanza sul campo di primavera 

Celestialmente bello il figlio della dea 

Che a sua immagine regale 

Ella dall'origine si scelse: 

Dolcemente salutato da aromi di paradiso 

Egli sta lì in beato stupore, 

E per stringere il grande patto dell'amore, 

Urania canta a lui rivolta:

«Vieni, figlio! Della dolce ora della creazione 

Il prescelto, vieni e ama me! 

I miei baci ti consacrarono all'unione, 

Soffiarono spirito del mio spirito in te.

Il mio mondo è specchio della tua anima, 

Il mio mondo, figlio, è armonia, 

Sii lieto! A visibile suggello 

Del mio amore creai quello e te. 

Infranta è la bella veste degli esseri, 

Se non l'annoda la forza della mia destra. 

Da me sgorga l'eterna pienezza del bello, 

Da me l'ampio oceano del sublime. 

Sii grato a me per l'incantato amore, 

Della gioia corroborante di cui godi,

Le tue lacrime, i tuoi istinti più belli 

Li fece, figlio, il bacio creatore. 

Per ritrovare in te più splendida l'immagine 

Mia, ti spirai dentro forze e audacia, 

Per indagare le leggi del mio regno, 

E esser creatore delle mie creature. 

Solo nell'ombra tu mi scorgerai, 

Eppure ama, amami, o figlio! 

Di là vedrai la mia chiarità, 

Di là gusterai il premio del tuo amore». 

Ora, o spiriti, nel nome della dea, 

Che ci creò all'origine del tempo, 

Noi, i germogli della sua semenza, 

Gli eredi della sua magnificenza, 

Venite a renderle solenni omaggi 

Con tutta la forza divina dell'anima, 

Col più sublime degli entusiasmi 

Giurate a lei che creò e in eterno crea. 

Libero e possente, come l'onda del mare, 

Puro come il ruscello deIl'Elisio, 

Sia il culto alla soglia del suo tempio, 

Sia l'alto sacerdozio di verità. 

Via, via le invecchiate illusioni! 

Sia dannata e muoia l'orgogliosa menzogna, 

Gloria all'immacolato vessillo della saggezza, 

Gloria e canto di trionfo al giusto! 

Ah, la fonte del falso - morta e torbida! 

Forte è la fonte della saggezza e dolce! 

Spiriti! Fratelli! Questa fonte è amore, 

Verde la cinge il paradiso delle gioie. 

Mondato dal futile della vita terrena

Il delicato senso intuisce il piacere divino

Allietata dal nettare rinfrancante dell'amore, 

L'anima si appressa alla creatrice. 

Spiriti! Fratelli! Il nostro patto arda 

Della magia divina dell'amore. 

Illimitato, puro amore ci tragga, 

Benigno, alla suprema armonia. 

Visibilmente nobiliti i figli fedeli, 

In loro crei pace, coraggio e azione, 

E lacrime di estasi sacra, 

Quando Urania all'anima si appressa. 

Guarda, orgoglio e lite sono annientati, 

L'inganno e la cieca menzogna sono muti, 

Severamente distinte luce e tenebra, 

Puro è il quieto sacrario del vero. 

La lotta dei nostri desideri è combattuta, 

Pace celeste conquistò l'ardente scontro, 

E i solenni tributi d'omaggio 

Premia la divina sobrietà. 

Forti e felici nella vita dell'amore 

Stupiti osserviamo il ciclo del cuore, 

Veloci come Serafini in volo, 

Ci innalziamo all'armonia suprema. 

Questo la cetra non Io sa annunciare, 

Ciò che Urania è per i veggenti, Quando notte e nube si disperdono E l'anima in lei dimentica se stessa. 

Venite a cantare con noi l'inno di giubilo, 

Voi cui l'amore diede la creatrice! Milioni, venite a lottare per levarvi

Nel trionfo fino alla regina! Dèi della terra, abbattete le corone! Gioite milioni vicini e lontani! 

E fate eco voi, Orioni: Santa, santa è Urania!"

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Aleksandr Puškin - Poesie (Bur Rizzoli)

Pag. 155 (Trad. Eridano Bazzarelli)

L'usignolo e la rosa

"Nel silenzio dei giardini, a primavera, nella tenebra delle notti, 

Canta sulla rosa l'usignolo d'oriente. 

Ma l'amabile rosa non sente, non ascolta, 

E a quell'inno d'amore si dondola e dorme. 

Non canti forse anche tu per una fredda bellezza? 

Risvegliati, poeta, verso che cosa tu vuoi tendere? 

Ella non ascolta, non capisce il poeta; 

Tu la guardi, ella fiorisce; tu la implori: non risponde."

 

Pag.197 (Trad. Eridano Bazzarelli)

Il fiore

"Un fiore secco, un fiore senza profumo, 

Dimenticato in un libro io vedo;

Ed ecco che già di uno strano sogno

Si è colmata l'anima mia:

Dove è fiorito? Quando? In quale primavera? 

E a lungo è fiorito? E chi l'ha colto, 

Una mano nota o forse estranea? 

E chi l'ha posto in questo libro?

Forse in ricordo di un tenero incontro, 

O di un fatale abbandono, 

Oppure di una passeggiata solitaria 

Nel silenzio dei campi, nell'ombra dei boschi? 

E lui è vivo, ed è viva lei? 

E ora dov'è il loro angolino? 

O forse sono già appassiti, 

 

Come questo fiore sconosciuto?"

*****

Gérard de Narval

"La stessa che sotto tutte le forme hai sempre amata. 

A tutte le tue prove, ho lasciato una delle maschere di cui io velo i miei lineamenti, e presto mi vedrai come sono."

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Edgar Allan Poe - Il corvo e altre poesie (Feltrinelli)

 

Pag. 21 (Trad. Raul Montanari)

 

Stella della sera

 

"Era la mezza estate e metà della notte; 

le stelle camminavano pallide nella luce della luna più scintillante e fredda, fra i suoi schiavi, i pianeti; 

lei, proprio lei nei cieli, il suo raggio sulle onde. 

Io fissavo incantato il suo sorriso freddo, freddo - per me troppo freddo; passò poi come un velo una nube fioccosa e io mi volsi a te, superba Stella della Sera, magnifica e remota, ed il tuo raggio mi sarà più caro; 

perché è gioia al mio cuore questa superba parte che ti spetta nel cielo e nella notte, e m'incanta di più il tuo fuoco lontano di quella luce umile e più fredda."

 

Pag. 33 (Trad. Raul Montanari)

 

Solo

 

"Fin da bambino, io non sono stato uguale agli altri; non ho mai guardato il mondo come gli altri; le passioni da una fonte comune non ho tratto. Dalla stessa sorgente non ho attinto il mio dolore; ne ho accordato il cuore alla gioia di chi mi stava accanto. 

Ciò che io ho amato, l'ho amato da solo. Allora - nei miei primi anni, nell'alba delle burrasche di una vita - è sorto dai grandi abissi del bene e del male questo mistero che ancora mi avvince: sempre, dalla fontana o dal torrente, da quella rossa rupe in cima un monte, dal sole che girava intorno a me nel suo bagliore dorato d'autunno, dal lampo che scoccava in mezzo al cielo sfiorandomi nel suo rapido volo, dalla tempesta e dal rombo del tuono, e dalla nube che prendeva forma 

 

(mentre il resto del Cielo era sereno): la sagoma di un demone al mio sguardo."